La Paz, 01/04/26 – “Senza fine” è una delle canzoni più famose del cantautore genovese Gino Paoli, recentemente mancato, e descrive perfettamente la crisi dei carburanti che soffre la Bolivia da un paio di anni, crisi che, negli ultimi mesi, è diventata intrattabile.
Già nella Newsletter n. 12 (del 5 marzo) abbiamo analizzato il tema della benzina destabilizzata e dei guasti di diversa gravità causati a più di diecimila veicoli in tutto il Paese, senza che finora se ne conoscano con certezza le cause.
Nonostante Yacimientos Petrolíferos Fiscales Bolivianos (YPFB) abbia assunto la responsabilità dei danni, abbia attivato un’assicurazione per risarcire i veicoli colpiti e abbia applicato additivi detergenti alla benzina, la compagnia statale ha tardato a riconoscere che la radice del problema risiede nell’importazione di benzina di bassa qualità e forse anche nel sabotaggio interno alla compagnia.
La mancanza di trasparenza tecnica impedisce di stabilire se i guasti ai motori cesseranno nel breve periodo. Gli esperti segnalano che, finché non verranno eliminate le cause strutturali — non ultima il monopolio di commercializzazione di YPFB — il rischio per il parco automobilistico e la sfiducia degli utenti persisteranno.
Inoltre, YPFB ha fissato scadenze perentorie per la presentazione dei reclami da parte dei danneggiati, misura considerata restrittiva, dato che il numero di veicoli colpiti continua ad aumentare.
Come era prevedibile, la tensione è aumentata e, in risposta, i sindacati del trasporto urbano hanno protestato con forza contro la scarsa qualità della benzina e la lentezza e le restrizioni del sistema di indennizzo, che comporta un’alta percentuale di richieste respinte.
Un effetto visibile di questa crisi è stato l’avvicendamento alla presidenza di YPFB: a Youssef Akly è succeduta Claudia Cronenbold, legata a Petrobras e alla Camera degli Idrocarburi. Intanto, le sfide dell’azienda permangano e tendano ad aggravarsi.
Alla crisi interna si aggiunge un contesto esterno sempre più critico. Con il prezzo del barile di petrolio intorno ai 100 USD a causa del conflitto in Iran, la sovvenzione ai combustibili è tornata a drenare le fragili casse pubbliche. Il Governo si trova oggi di fronte a un dilemma storico: ripristinare la sovvenzione, recentemente eliminata, oppure affrontare il costo politico e sociale di un aumento a cascata dei prezzi.
Mentre il discorso ufficiale si concentra su una “diversificazione energetica” che molti considerano insufficiente, gli analisti del settore avvertono che la soluzione risiede in una strategia pianificata a favore delle energie rinnovabili nella generazione elettrica.
A differenza del petrolio, gli “elettroni rinnovabili” offrono sovranità energetica e, per alimentare l’economia nazionale, non dipendono da conflitti geopolitici che avvengono a migliaia di chilometri di distanza.
Cordiali auguri di buona Pasqua,
Francesco