La Paz, 26 luglio 2026 – Nel dibattito pubblico attuale, si confondono spesso i concetti di “sovranità energetica” e “sicurezza energetica”. Mentre la sovranità viene solitamente intesa come un autosostentamento assoluto e irrealistico, la sicurezza energetica rappresenta la capacità reale e strategica di uno Stato di garantire il costante approvvigionamento di energia richiesto dalla propria economia.
Il mito della sovranità assoluta vs. la realtà della sicurezza
Storicamente, la Bolivia è stata identificata come un paese produttore di gas. Tuttavia, dall’inizio di questo secolo, l’incapacità di produrre gasolio in volumi sufficienti ha infranto l’aspirazione alla sovranità. È imperativo chiarire, però, che nell’economia globale nessun paese — inclusi i grandi produttori di petrolio — è assolutamente autosufficiente. L’importazione è uno strumento strategico legittimo per preservare le riserve interne o ottimizzare i costi logistici regionali. Il vero indicatore del successo di una nazione è la sicurezza energetica: disporre della logistica e delle valute estere necessarie affinché l’approvvigionamento di combustibili non diventi mai un collo di bottiglia. Paesi come il Cile, con risorse di idrocarburi limitate, dimostrano che una gestione efficiente delle importazioni e della logistica può blindare un’economia contro la scarsità.
La diagnosi
La Bolivia affronta oggi una grave crisi, testimoniata dall’intermittenza nell’approvvigionamento di combustibili e dalle lunghe code alle stazioni di servizio. Questo scenario, in cui il paese importa circa il 90% del gasolio che consuma, è il risultato del modello fallimentare degli ultimi 20 anni, caratterizzato da sei fattori critici:
1. Declino produttivo: Politiche energetiche inadeguate durante le ultime due decadi hanno provocato una caduta sistematica delle riserve e della produzione di idrocarburi.
2. Crisi valutaria: La scarsità di dollari impedisce l’acquisto tempestivo di combustibili sul mercato internazionale.
3. Instabilità del cambio: La mancanza di certezza finanziaria disarticola il ciclo essenziale di importazione e commercializzazione.
4. Logistica inefficiente: Estrema dipendenza dal trasporto su cisterna, un modello lento e costoso rispetto alle necessità attuali.
5. Distorsione dovuta ai sussidi: Il sistema di prezzi artificialmente bassi non solo incentiva il contrabbando verso i paesi vicini, ma scoraggia gli investimenti nelle energie rinnovabili.
6. Debolezza istituzionale: La mancanza di vigilanza e di certificazioni di qualità nell’importazione di carburanti ha compromesso l’efficienza del parco veicolare e l’integrità dell’approvvigionamento.
Verso un nuovo orizzonte
Il superamento di questa crisi non ammette soluzioni immediate né populiste; richiede un processo di lungo respiro basato su due pilastri fondamentali:
* Sugli idrocarburi: È perentorio riattivare l’esplorazione e lo sfruttamento attraverso l’attrazione di capitali di rischio privati. Ciò richiede una profonda riforma normativa che restituisca sicurezza giuridica e fiducia agli investitori, oltre a una generale trasparenza dei costi.
* Sulla matrice elettrica: La Bolivia deve transitare dalla dipendenza dal gas — le cui riserve sono in netto declino — verso un modello diversificato. È vitale implementare un Piano Nazionale di Transizione Energetica che stabilisca chiari obiettivi di investimento, attori e scadenze per sfruttare il vasto potenziale del paese in fonti rinnovabili: energia idroelettrica, solare, eolica, biomassa e geotermica.
Il futuro energetico della Bolivia dipende dalla capacità di abbandonare i dogmi, modernizzare le istituzioni e abbracciare una strategia di sicurezza energetica integrale, efficiente e sostenibile.
Cordiali saluti,
Francesco