La Paz, 11 agosto 2026 – L’antica lingua greca distingue il concetto di “tempo” attraverso due termini chiaramente differenziati. Il primo è Chronos*, il tempo cronologico e lineare – quello dell’orologio e del calendario – che misura il divenire nel mondo macroscopico e dal quale derivano parole come cronaca, cronometro e cronologia. Il secondo è Kairos, il tempo qualitativo o il “momento propizio”, quel tempo dell’anima in cui si presenta l’opportunità per prendere decisioni trascendentali. Quest’ultimo appare nella tradizione biblica in riferimento all’“ora di Gesù”, un istante che trascende la misura dell’orologio, ed è esplicitamente differenziato in passi come Atti 1,7. Una distinzione simile si riscontra nell’ebraico, dove i concetti equivalenti sono Zeman ed ‘et.
È possibile che, dietro l’attuale crisi energetica in Bolivia – che oggi colpisce principalmente gli idrocarburi, ma che domani comprometterà tutta la nostra sicurezza energetica – si celi una profonda confusione tra questi due concetti.
Dodici anni fa era evidente che le riserve di gas in Bolivia erano in declino e che risultava imperativo prendere misure correttive, specialmente incentivando l’esplorazione con capitale di rischio. Tuttavia, non si è agito o lo si è fatto in modo errato e insufficiente. Il Chronos ha seguito il suo corso inesorabile e, anno dopo anno, siamo giunti all’attuale situazione catastrofica, in cui le entrate derivanti dall’esportazione di gas sono inferiori alle rimesse dei boliviani all’estero e risultano insufficienti a coprire l’importazione di carburanti. Non solo si è lasciato trascorrere il tempo lineare (Chronos) senza una gestione adeguata, ma si è sprecato il momento opportuno (Kairos) per attuare riforme strutturali: sicurezza giuridica, adeguamento delle tariffe energetiche e un Piano di Transizione Energetica verso fonti rinnovabili.
Oggi, sotto l’attuale amministrazione, sembra che ci troviamo di fronte allo stesso dilemma: permettere al Chronos di consumare il nostro futuro mentre si spreca l’opportunità (Kairos) che il cambio di governo aveva offerto.
Analizziamo due casi emblematici. Più di un mese fa è stata annunciata una nuova Legge sull’Elettricità per sostituire l’obsoleta – sebbene pionieristica – Legge 1604 del 1994. La nuova norma prometteva di incentivare l’investimento non statale in tutte le sue componenti e di dotare di autonomia l’agenzia di fiscalizzazione. Tuttavia, il tempo si è diluito in processi burocratici di redazione, revisione e socializzazione, perdendo l’opportunità politica di un’approvazione agile e di una pronta messa in vigore, con la sua costellazione di regolamenti.
Allo stesso modo, la posticipata modifica della Legge sugli Idrocarburi rappresenta un fallimento simile. La proposta tecnica originale del vituperato ex ministro Medinaceli cercava prioritariamente di riformare il sistema tributario ed eliminare le barriere della Legge 3058, senza giungere a rivedere le camicie di forza della Costituzione. L’obiettivo di attrarre investimenti nell’esplorazione, è rimasto bloccato in una paralisi amministrativa. Il tempo (Chronos) continua a scorrere senza che accada nulla, ma, cosa ancora più grave, la finestra di opportunità (Kairos), affinché l’opinione pubblica accetti e sostenga queste necessarie modifiche, sembra essersi chiusa, forse definitivamente, a causa anche della rottura delle imprescindibili alleanze politiche nell’Assemblea Legislativa.
La conclusione è desolante: se persistiamo nell’inazione, il futuro (Chronos) ci riserverà solo una crisi di maggiore profondità, senza la possibilità di recuperare quelle opportunità (Kairos) che abbiamo già lasciato sfuggire.
Cordiali saluti, Francesco