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Blog de Francesco Zaratti

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Questa seconda puntata, in vista del sesquicentenario delle relazioni tra la Bolivia e il Vaticano, tratta della transizione dalle Delegazioni Apostoliche alla Nunziatura (1877-1925); vale a dire, fino all’instaurazione di relazioni diplomatiche piene.

La Guerra del Pacifico (1879-1880) lasciò una dolorosa lezione ai governi conservatori della fine del XIX secolo: non bastava possedere territori sulla mappa; era urgente e strategico assicurare la presenza effettiva dello Stato in tutto l’esteso e vulnerabile territorio nazionale. Parallelamente, la nazione richiedeva un processo di “decolonizzazione” interna promosso attraverso l’istruzione.

Da questa constatazione nacque una sorta di simbiosi tra lo Stato e la Chiesa, tradotta in un solido sostegno alle missioni religiose nei territori indigeni, dove lo Stato brillava per la sua assenza e inoperatività. Allo stesso modo, il governo facilitò l’ingresso di nuovi ordini religiosi, sfruttando il rinnovato impulso che la Santa Sede concesse all’opera missionaria nel corso del XIX secolo. La riabilitazione della Compagnia di Gesù e l’arrivo dei Salesiani, dei Lasalliani e delle Figlie di Sant’Anna —incentrati sull’istruzione elitaria e tecnica—, nonché delle Figlie della Carità nell’ambito sociale, segnarono il passaggio dal XIX al XX secolo.

Mentre in Bolivia si combatteva la sanguinosa Guerra Federale, monsignor Pietro Gasparri svolgeva le funzioni di delegato pontificio per Perù, Bolivia ed Ecuador (1898-1901) a Lima, una figura ecclesiastica di spicco che avrebbe poi raggiunto le più alte dignità: cardinale, Segretario di Stato di due papi (1914-1930) e firmatario dei Patti Lateranensi insieme a Benito Mussolini.

Le relazioni tra il Vaticano e la Bolivia vissero una fase di palese tensione con l’ascesa al potere del Partito Liberale, a causa di un’agenda di riforme secolari che minavano la tradizionale influenza della Chiesa nella vita civile. La controversia, che ruotava attorno alla libertà di culto, al foro ecclesiastico, all’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche e al matrimonio civile, per quanto oggi ci sembri anacronistica, portò allora le relazioni bilaterali sull’orlo della rottura.

Tale scenario critico si sviluppò durante l’amministrazione di Ismael Montes (1904-1909), essendo delegato apostolico monsignor Angelo Dolci, che risiedeva in modo permanente a La Paz.

Il momento più acuto di questo disaccordo fu raggiunto con la Lettera Apostolica “Afflictum propioribus” (1906) di papa Pio X. Il documento era indirizzato ai vescovi boliviani, ma le sue dure critiche alle politiche secolarizzatrici miravano a giungere alle orecchie del governo di Montes. Nonostante la gravità del dissidio, non si conservano prove di una risposta diplomatica formale da parte del governo boliviano a tale enciclica, né tantomeno di una sospensione o rottura delle relazioni, come a volte è stato affermato.

A partire dal 1917, la Delegazione Apostolica fu elevata al rango di «Internunziatura», un passo istituzionale decisivo verso il consolidamento di relazioni piene che sarebbe culminato l’11/2/1925 con l’elevazione al rango di nunzio dell’internunzio Gaetano Cicognani (1925-1928).

In questa complessa ridefinizione del quadro giuridico tra la Chiesa e lo Stato, un ruolo fondamentale fu svolto da monsignor Rodolfo Caroli, internunzio dal 1917 fino alla sua improvvisa scomparsa a La Paz nel 1921. In un gesto sorprendente, la Convenzione Nazionale —di estrazione liberale— dichiarò il lutto nazionale e autorizzò la sua sepoltura nella cripta della Cattedrale di La Paz.

Questo evento costituisce un segnale inequivocabile del fatto che le relazioni bilaterali non fossero così deteriorate come le dispute del decennio precedente avrebbero fatto supporre.

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