Sul finire dell’anno 2025, desidero condividere alcune riflessioni intorno all’enciclica centenaria QUAS PRIMAS di papa Pio XI.
L’enciclica fu pubblicata l’11 dicembre 1925 “a Roma”, ossia prima dei Patti Lateranensi che crearono lo Stato della Città del Vaticano, nel contesto politico e religioso del dopoguerra 1914-1918, caratterizzato da sommosse sociali, nascita di movimenti nazionalisti e sindacali, all’ombra dell’appena costituita Unione Sovietica e dei conflitti generati da interpretazioni radicali del “laicismo” dello Stato.
L’enciclica non lesina aggettivi: «Giudichiamo peste dei nostri tempi il cosiddetto laicismo con i suoi errori e i suoi abominevoli tentativi» (n. 23), a partire dalle restrizioni all’apostolato della Chiesa in vari Paesi, dalla sottomissione della religione al potere civile e dal silenzio imposto al cristianesimo nell’ambito internazionale.
Pio XI è convinto che la radice delle calamità che affliggevano e opprimevano l’umanità sia l’allontanamento delle persone e delle società da Gesù Cristo e dal suo regno, inteso nel senso evangelico di un regno di amore e di servizio. Arriva addirittura a chiarire che l’autorità ultima dei governanti, siano essi re o presidenti, risiede in Dio e a Lui devono rendere conto delle loro azioni.
Per ristabilire la primazia del Regno di Cristo, Pio XI decide di istituire la festa di Cristo Re, che oggi si celebra nell’ultima domenica dell’anno liturgico, alla fine di novembre.
L’enciclica ebbe immediate ripercussioni politiche, nello sviluppo della “guerra cristera” in Messico e, più tardi, nella guerra civile spagnola.
A cento anni di distanza, oggi la Chiesa vive una situazione simile a quella che motivò l’enciclica. Sebbene si sia consolidato il carattere laico degli Stati, non sempre è chiaro che Chiesa e Stato siano ambiti distinti, ma non separati. In molti casi, i Concordati sono riusciti a trovare un equilibrio in quella difficile convivenza, in funzione di quanto radicata sia la fede in ciascun Paese.
Parimenti, guardando all’Europa, è facile riconoscere l’attualità della denuncia di Pio XI circa il “silenzio” imposto all’identità cristiana, che non si vuole riconoscere come essenza culturale e spirituale di quel continente e delle sue istituzioni.
Fortunatamente, in Bolivia la Costituzione del 2009 ha regolato la libertà religiosa e l’indipendenza tra Chiesa e Stato, senza che ciò significhi separazione o, peggio, scontro quando si tratta di agire in funzione del bene comune, specialmente nei campi della salute e dell’educazione.
Approfitto di questo contatto di fine anno 2025 per augurare ai miei lettori che il 2026 sia un anno veramente “nuovo” sul piano personale, familiare e collettivo.
Francesco
PS: Potete leggere la enciclica completa nel sito: https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_11121925_quas-primas.pdf