Blog de Francesco Zaratti

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La tradizione cristiana del Natale è il risultato di diverse fonti, che rispondono a motivazioni teologiche differenti.

La narrazione del vangelo secondo san Luca inserisce la nascita di Gesù nella grande storia universale — mediante la menzione del censimento ordinato dall’imperatore Augusto —, ma la colloca anche nella corrente profetica di Israele, raccontando la nascita di Giovanni Battista, il precursore del Messia.

Si ritiene che la fonte principale del racconto di Luca sia stata la Vergine Maria (probabilmente verso la fine della sua vita). Solo da lei, o dal suo ambiente più stretto, potevano essere noti episodi così intimi come l’annunciazione dell’angelo a Nazaret, la gravidanza verginale e la visita della giovane incinta a Ain Karim, un villaggio vicino a Gerusalemme e Betlemme, dove viveva la sua parente Elisabetta, madre di Giovanni. Quella “visitazione” potrebbe essere dovuta al desiderio di Giuseppe di evitare spiegazioni in un piccolo villaggio come Nazaret.

Luca narra la nascita a Betlemme in una stalla, un luogo dove il parto aveva maggiore privacy rispetto all’abitazione (che non era una “locanda”) gremita di parenti. In quella stalla il bambino appena nato riceve, per mezzo degli angeli, l’adorazione dei pastori, gente di cattiva reputazione in Israele a causa della loro vita nomade e marginale.

Allo stesso modo, Luca riferisce che Gesù fu circonciso all’ottavo giorno e, essendo il primogenito, fu “riscattato” nel Tempio. Lì due anziani profeti, Simeone e Anna, profetizzano sul futuro del bambino e di sua madre. È notevole che la Chiesa non celebri la “festa della circoncisione” di Gesù, ma sì una meno rilevante “festa della presentazione al Tempio”. Non sarà forse un modo per attenuare le radici ebraiche del Salvatore?

Un dettaglio caratteristico di Luca — sempre attento a rivalutare il femminile — è che Maria (e non Giuseppe) è colei che impone il nome al bambino, seguendo l’indicazione dell’angelo Gabriele. Il Tempio, poi, riappare nell’episodio dello smarrimento di Gesù a dodici anni e del suo ritrovamento tra i dottori dopo “tre giorni”, un racconto carico di simbolismo pasquale.

Se avessimo solo il vangelo di Luca sapremmo che Maria e Giuseppe vivevano a Nazaret, viaggiarono a Betlemme, la città del re Davide, dove nacque Gesù e che poco dopo tornarono a Nazaret, dove Gesù crebbe fino all’inizio della sua vita pubblica.

Il vangelo di san Matteo ricorre a una fonte diversa. Attraverso “quadri” densi di riferimenti biblici, a partire dalla genealogia di Gesù, cerca di collegare Gesù alla storia, non sempre edificante, di Israele e alla casa di Davide, della quale Giuseppe era discendente, come membro del lignaggio davidico dei Nazorei, il cui nome si associa al “netzer” (germoglio) di Iesse, padre di Davide.

In una scena di grande tensione, Matteo racconta la nascita di Gesù dal punto di vista di Giuseppe, sottolineando il suo dilemma tra osservare la legge (e ripudiare Maria) o passare per “ingiusto” (e accettarla come sposa). Alla fine obbedì all’ordine ricevuto dall’angelo in sogno.

Matteo menziona la nascita a Betlemme, ma spiega la successiva residenza a Nazaret come conseguenza di una migrazione forzata a causa della persecuzione di Erode, la fuga in Egitto e il successivo ritorno, in chiara allusione alla storia di Giuseppe, figlio di Giacobbe, e all’Esodo.

In un altro quadro famoso, Matteo narra l’adorazione dei Magi d’Oriente — presentata come un’epifania alle nazioni —, i loro doni simbolici e la strage degli innocenti.

Così, secondo Matteo, Gesù nacque a Betlemme, dove forse vivevano i suoi, fu portato in Egitto e, al ritorno, si stabilì a Nazaret.

Tutto il resto — il bue e l’asino; i nomi, il numero e la razza dei Magi; il rifiuto del locandiere; la stella che si ferma sopra la mangiatoia — appartiene ad alcuni vangeli apocrifi, alla successiva tradizione popolare e alle arti.

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Una risposta

  1. Grazie Francesco della bella sintesi.
    È bello ricordare che la nostra crescita spirituale risale agli incontri in comune con p. Francesco Rossi de Gasperi

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