Blog de Francesco Zaratti

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Il titolo è lo stesso di una famosa canzone italiana degli anni ’70 e ripropone integralmente una recente intervista che il presidente ad interim della YPFB Armin Dorgathen Tapia (ADT) ha concesso a Brújula Digital, mezzo che l’ha pubblicata in sintesi il 18 gennaio.

In verità, in questo discorso “stile bikini” (mostrare molto e nascondere ciò che è sostanziale) l’attuale dirigente non si differenzia per nulla dai suoi predecessori, ai quali, senza nominarli, rivolge dardi avvelenati, ad eccezione del defunto Carlos Villegas, più per ragioni legali (rischio di diffamazione di un morto macabramente descritto come un cadavere gettato in mare con la bussola della nave) che per inspiegabili meriti tecnici.

Il presidente dell’YPFB deve essere una persona così impegnata da non avere il tempo per prepararsi adeguatamente per un’intervista con uno dei media digitali più prestigiosi della Bolivia. Nient’altro significa commettere un errore con le normative rilevanti per YPFB, come la legge sugli incentivi petroliferi improduttivi n. 767, promulgata nel 2015 e non nel 2017, come sostiene l’intervistato.

Allo stesso modo, le pressioni inerenti alla sua posizione sono forse la causa dei suoi fallimenti di memoria, poiché non ricorda l’importo dei debiti dell’YPFB, molto più alti di quelli che il governo dei “fratelli Kirchneristi” ci aveva abituato. Perché non rivela gli importi precisi di ciò che YPFB deve alle società, non solo a quelle che estraggono il gas esportato, ma anche a quelle che forniscono carburante e altri servizi?

Insomma, le inesattezze e la segretezza del presidente della più grande azienda dello Stato fanno sospettare che ADT confonda e menta, come fa con le sue ripetute promesse di rendere pubblica la certificazione delle riserve di gas e petrolio “nelle settimane successive”. ”.

Per quanto riguarda le riserve, l’intervistato perde ogni modestia quando ammette di conoscere queste informazioni ma di tenerle nascoste e di non rivelarle perché le analizza “in modo esaustivo”. È positivo che YPFB analizzi il risultato dell’ultima certificazione di Ryder Scott, tuttavia la legge 3740 del 31 agosto 2007 è perentoria e chiara: “YPFB, fino al 31 marzo di ogni anno, deve pubblicare il livello delle riserve certificate esistenti nel Paese a partire dal 1 gennaio di detto anno.” L’obbligo è di pubblicare, non di analizzare, e ogni anno, non ogni cinque o sei anni. La spiegazione che l’intervistato dà per essersi rifiutato di mostrare questi dati è ridicola: la popolazione “non capisce” come si evolvono le riserve. In realtà, il timore è che la popolazione si convinca di essere stata ingannata dalla folle politica energetica di tutti i governi del suo partito, che hanno preferito la monetizzazione e lo spreco delle riserve di gas invece dell’esplorazione.

Fedele al copione archista, il presidente dell’YPFB accusa i governi precedenti della fine del ciclo del gas, ricorrendo a errori, mezze verità e menzogne, come nell’accusa all’ex presidente Carlos Mesa di aver divulgato lo studio del certificatore De Goyler & Mac Naughton “che non è mai stato dimostrato, era una bufala”. Sulla base della sua carriera professionale, ci si aspetterebbe da ADT una maggiore responsabilità e consapevolezza che il calo delle riserve tra il 2004 e il 2005 è stato dovuto ai cambiamenti nella metodologia di calcolo internazionale che hanno colpito Bolivia e Argentina.

Tra l’altro, la realtà nascosta dall’intervistata è che la Bolivia non è sovrana dal punto di vista energetico (importa carburante), non ha sicurezza di approvvigionamento (da qui le file alle pompe, sempre più lunghe, più frequenti e più costose per paese), né è sostenibile (i problemi tendono a peggiorare nel tempo).

Comunque, invece di soluzioni sostenibili, parole, parole, solo parole.

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