Il 18 settembre 2026, il governo boliviano ha deciso di assestare il colpo di grazia a un rapinatore silenzioso delle finanze pubbliche: il capo di una pericolosa banda criminale chiamata «Sussidi», identificato come il «Sussidio del gasolio».
Secondo i dati ufficiali, solo questo fuorilegge si intascava ultimamente più di 200 milioni di dollari al mese, in cambio del mantenimento di uno stato di anestesia nei cittadini attraverso prezzi artificiosamente bassi di quel carburante.
A una settimana da quell’avvenimento di cronaca nera, è necessario effettuare un’autopsia per comprendere come si sia giunti a questo epilogo tragico e, allo stesso tempo, felice. Esteriormente, il corpo esaminato presenta alcune ferite recenti che i medici legali hanno identificato tramite numeri di armi e date, a partire dall’elezione di un nuovo “sceriffo” nel novembre dell’anno precedente.
Dopo un fallito tentativo di cattura nel dicembre 2025, il Decreto Supremo (DS) 5516 ha ferito gravemente il criminale elevando il prezzo al litro da 3,74 a 9,80 boliviani. Tuttavia, la ferita è rimasta aperta per poco tempo a causa di una guerra scoppiata in Medio Oriente che ha fatto impennare improvvisamente del 50% il prezzo del petrolio. Lo stesso decreto ha fissato una scadenza per «neutralizzare» definitivamente la banda: gennaio 2027.
Di fronte al peggioramento della situazione, il 9 luglio di quest’anno, tramite il DS 5652, lo “sceriffo” ha scelto di stanziare una somma extra per acquistare petrolio greggio, un sollievo contro il Sussidio.
Il mese successivo, tramite il DS 5676, lo sceriffo ha deciso di accerchiare il sussidio al gasolio limitandone l’azione a un territorio specifico: quello dei piccoli consumatori e dei trasportatori. Questi ultimi, paradossalmente, sono finiti per essere i migliori alleati di un’altra banda associata a quella dei sussidi, ovvero quella dei contrabbandieri. Per tutti gli altri settori, il Sussidio ha cessato di operare poiché il prezzo è stato equiparato allo standard internazionale. A causa di questa discriminazione, la misura è stata osteggiata e criticata sia dagli amici che dai nemici.
Fu così che, pochi giorni dopo, il DS 5683, emesso il 27 agosto, ha dovuto raddoppiare il fondo extra per sostenere il prezzo del gasolio — con grande gioia di entrambe le bande. Poiché l’importo è risultato insufficiente, poco dopo è stato raddoppiato di nuovo, questa volta allo scopo di riparare i danni collaterali causati dalle bande alleate.
Infine, il DS 5716 del 18 settembre ha posto fine alle malefatte del Sussidio al gasolio allineando il prezzo interno al costo effettivo, includendo alcune tasse a beneficio dell’erario pubblico. La strategia dello sceriffo si riassume in quattro pilastri: unificare il prezzo legandolo al mercato internazionale; stabilire un sistema di calcolo per adeguarlo periodicamente in base ai costi di importazione; pregare affinché i conflitti internazionali giungano al termine; e confidare nella disponibilità di dollari — propri, prese in prestito o di compagnie private importatrici — per garantire l’approvvigionamento.
Resta tuttavia un’incognita: cosa farà la cittadinanza, che è solita simpatizzare con la banda dei sussidi? Si ribellerà cercando persino di sostituire lo sceriffo con un altro più benevolo nei confronti della banda?
La risposta avanzata dal potere è chiara: estendere lo stato di eccezione per, presumibilmente, contenere la protesta sociale; concedere risarcimenti per i disagi causati dal nuovo regime; e fare affidamento su un prestito di un potente organismo finanziario internazionale per garantire le valute estere necessarie ad assicurare la fornitura interna.
Ci riuscirà, tenendo conto che bisogna ancora disattivare altri temibili membri di quella stessa banda di sussidi, come la benzina, il GPL, il gas naturale e il GNV? Le loro future autopsie lo diranno.