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Blog de Francesco Zaratti

La Paz, 24 agosto 2026 – Nel bel mezzo della perenne crisi di approvvigionamento di gasolio che attraversa il paese, esistono due cause strutturali fondamentali che è imperativo tenere presenti per comprendere la portata del problema:

1. La matrice dei consumi: Il consumo di gasolio in Bolivia si ripartisce principalmente tra tre settori: i trasporti (oltre l’80%), l’agroindustria (~15%) e l’industria mineraria (~5%). Ciò dimostra che il settore dominante nella domanda è il trasporto passeggeri e merci.

2. La nulla produzione nazionale di gasolio: La Bolivia è tradizionalmente un paese produttore di gas e non di petrolio, e la Legge 3058 ha fortemente disincentivato l’esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi liquidi attraverso l’applicazione di tasse (IDH) eccessive, fisse e cieche.

Di conseguenza, la Bolivia, pur essendo un esportatore storico di gas, è costretta a importare volumi vicini al 95% di gasolio per rifornire il mercato interno. In linea di principio, questo non rappresenta un dramma nell’economia globale: molti paesi importano i combustibili che non producono, come il Cile e l’Uruguay nella regione, o quasi la totalità delle nazioni europee.

Tuttavia, questa situazione risulta altamente onerosa e dolorosa per l’economia degli Stati quando il paese è privo di valuta estera sufficiente a garantire la continuità delle forniture e, per peggiorare il quadro, mantiene artificialmente basso il prezzo per il consumatore.

Esattamente questo è ciò che accade oggi in Bolivia: lo Stato non dispone di sufficienti riserve in valuta estera — spende di più nell’importazione di carburanti rispetto a quanto guadagna esportando gas in Brasile — e sostiene una sovvenzione sul prezzo del gasolio che agisce come un incentivo perverso al contrabbando del carburante verso i paesi confinanti, dove il prezzo arriva a raddoppiare. Se a ciò si aggiunge il costante aumento del prezzo internazionale del barile di petrolio a causa dei conflitti in Medio Oriente, ci troviamo di fronte alle condizioni ideali per una tempesta perfetta.

Alla luce di questa diagnosi, risulta evidente che il Decreto Supremo 5676 — il quale stabilisce (grazie a un “chiarimento” del ministero competente) due mercati differenziati per il gasolio, uno per i “grandi consumatori” e un altro per i trasporti in generale — non riesce affatto a evitare tale tempesta. Da un lato, non frena l’emorragia di valuta estera, poiché mantiene i sussidi per la maggior parte dei consumatori (i trasporti) e, dall’altro, continua a incoraggiare la fuga del carburante tramite il contrabbando. Di fatto, la protesta dei settori colpiti dal DS 5676 è dovuta, più che all’aumento dei prezzi, alla discriminazione di cui si sentono oggetto a causa del suddetto decreto.

Di fronte a questo scenario, vi sono soltanto due strade:

• La strada verso il collasso: Continuare ad applicare trasfusioni a un paziente che soffre di emorragie costanti, aumentando giorno dopo giorno l’indebitamento pubblico.

• La strada verso la sala operatoria: Adeguare una volta per tutte i prezzi dei carburanti alla realtà e mitigarne gli impatti sociali attraverso sussidi intelligenti e mirati.

Guardando al futuro, è imperativo rimuovere le cause di questa crisi promuovendo nuovi investimenti nell’esplorazione e nella estrazione, liberalizzando la commercializzazione dei carburanti importati e riducendo la dipendenza dal gasolio in tutti quei settori in cui ciò sia tecnicamente ed economicamente fattibile. Un chiaro esempio è rappresentato dall’industria mineraria, che potrebbe tranquillamente sostituire il gasolio consumato con l’energia elettrica, estendendo le linee di trasmissione verso gli impianti di lavorazione e i centri minerari più remoti.

Cordiali saluti,

Francesco