L’implementazione di un tasso di cambio unico e flessibile, in vigore da lunedì 29 giugno 2026, segna una pietra miliare nella politica monetaria del Paese. Quali implicazioni comporta questo aggiustamento (a 9.73 Bs/$) per l’industria energetica?
Utenti: cosa aspettarsi dai prezzi?
È stato ratificato che non vi saranno variazioni nei prezzi di benzina e diesel. Nel caso della benzina, il prezzo rimane a 6,96 Bs/l — cifra che mantiene una curiosa analogia con il precedente tasso di cambio ufficiale. Questa stabilità si giustifica con l’argomento che il 40% della benzina consumata è di produzione nazionale, il che compensa il costo d’importazione del restante 60%, il cui valore supera il dollaro per litro. Per quanto riguarda il diesel, il prezzo di 9,80 Bs/l si allinea ora al nuovo tasso di cambio, il che dovrebbe mantenere il differenziale di prezzo con i paesi limitrofi e, di conseguenza, disincentivare il contrabbando.
In ambito elettrico, il Governo ha annunciato la continuità del “Descuento Patria” (ex Tarifa Dignidad) e il congelamento delle tariffe non sociali. Questa misura, sebbene popolare, risulta controproducente: disincentiva gli investimenti necessari in generazione e trasmissione, posticipa la transizione verso le fonti rinnovabili e perpetua l’uso di gas naturale sovvenzionato nelle centrali termoelettriche. Come alternativa, fino a raggiungere un reale allineamento ai costi, si potrebbe valutare l’adozione di meccanismi di indicizzazione simili a quelli del settore idrico, utilizzando le “Unidades de Fomento a la Vivienda” (UFV) per riflettere l’inflazione.
YPFB ed ENDE: le sfide delle imprese statali
Per la YPFB, l’unificazione valutaria è un’arma a doppio taglio. Sebbene faciliti l’accesso alle divise per pagare le obbligazioni estere — liberandola dalle restrizioni precedenti —, la sua salute finanziaria rimane compromessa. Con i prezzi dei carburanti congelati, la redditività dell’impresa statale dipende dal mantenimento del prezzo internazionale del petrolio al di sotto dei 70 $/bbl (dopo i picchi di 115 $/bbl registrati durante la crisi con l’Iran). Tuttavia, il calo dei ricavi derivanti dalla partecipazione agli utili delle compagnie petrolifere limita la capacità di reinvestimento in esplorazione e infrastrutture, come gli oleodotti, fondamentali per ridurre la dipendenza dal trasporto su gomma. L’unificazione valutaria è un passo positivo per attrarre capitali, ma la riattivazione del settore resta subordinata a una nuova Legge sugli Idrocarburi.
Dal canto suo, l’ENDE affronta un panorama simile: senza un adeguamento tariffario che rifletta i costi reali, l’impresa statale manterrà severe limitazioni sia per la manutenzione delle infrastrutture esistenti sia per l’espansione del sistema. Il futuro del settore elettrico, così come quello degli idrocarburi, dipende criticamente dall’approvazione di una nuova Legge sull’Elettricità, in attesa di discussione presso l’Assemblea Legislativa Plurinazionale.
L’impatto fiscale e il ruolo dello Stato
La sovvenzione implicita nel congelamento di prezzi e tariffe grava sulle casse pubbliche, limitando la capacità di finanziare programmi sociali e aggravando il deficit fiscale. Mentre in altre economie le imposte sui carburanti rappresentano una fonte vitale di entrate, in Bolivia è lo Stato a sostenere il costo della sovvenzione, rinunciando a gettiti significativi. A lungo termine, il nuovo schema valutario apre una finestra di opportunità: lo Stato potrebbe alleggerire il proprio carico finanziario permettendo una maggiore partecipazione del settore privato nella commercializzazione dei carburanti (attualmente monopolio della YPFB) e nella generazione elettrica tramite fonti rinnovabili, delegando così prerogative che oggi soffocano il bilancio nazionale.
Cordiali saluti,
Francesco